MIA PHOTO FAIR 2019 – Maurizio Berlincioni R(EVOL)UTION

MiaPhotoFair2019

MIA PHOTO FAIR,  21 – 25 marzo 2019

MAURIZIO BERLINCIONI, R(EVOL)UTION

a cura di Luca Sposato 

 

A cinquant’anni di distanza la fotografia di Maurizio Berlincioni, testimone sensibile e oculare dei mutamenti radicali che scossero l’America e il mondo nei primi anni Settanta, trasuda ancora quel pungente odore di libertà, con forza straordinariamente attuale per i frequenti dibattiti tuttora aperti sul tema. Dal processo ad Angela Davis alle rivorlte studentesche di Berkeley, gli scatti di Berlincioni diventano metafora di cruda Bellezza, esistente solo nel suo costante divenire, come una pellicola cinematografica; non a caso vanta collaborazioni coi registi Ettore Scola e Bigas Luna che rendono la sua ricerca particolarmente incline a istintive soluzioni estetiche insieme, ovviamente, alla centrale componente divulgativa del fotoreportage. Con tutta la rabbia, con tutto l’amore.

 

Nicola Malnato – In fondo

NicolaMalnato

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare “In fondo” di Nicola Malnato.
Alla sua prima personale presso STUDIO 38, Nicola Malnato presenta un percorso espositivo formato da due progetti: il primo, intitolato “In fondo”, da cui prende il nome la mostra, è costituito da sculture realizzate in fimo e resina; il secondo progetto, cronologicamente antecedente al primo progetto, è rappresentato da una selezione di stampe fotografiche dal titolo “The importance of Breathing”.

“Entrambi i progetti cercano una riflessione sulla percezione degli spazi e del tempo che viviamo, dalle apnee nelle frenesie cittadine alla incapacità, che “in fondo” spesso ci raggiunge, di reagire a questi schemi.”

Nicola Malnato, Torino 1985, dopo la facoltà di disegno industriale, lavora come designer per poi dedicarsi nel 2011 alla fotografia pubblicitaria. I progetti artistici sono nati insieme alla libertà professionale e alla necessità di esprimersi indipendentemente.
Espone per la prima volta a HERE 2016 in Cavallerizza Reale, con le prime tre immagini del progetto “The importance of Breathing”. Nel 2017 partecipa a SetUp Contemporary Art Fair rappresentato dalla galleria Metroquadro e vince il premio Tiziano Campolmi per la fotografia “per la capacità di espressione visuale e onirica e per la dinamicità di un’opera ad oggi non classificabile in un deja-vu”.
Nel 2018 completa il progetto di dieci immagini e avvia la ricerca di “In fondo”.

Hybrid Art Fair 2019 – Federica Gonnelli, Eleonora Manca, “In Conclusion: Poetry”

Hybrid2019

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di annunciare la propria partecipazione a Hybrid Art Fair 2019, che si terrà a Madrid dal 1 al 3 marzo.
“In conclusion: Poetry”, è il titolo del progetto che racchiude gli interventi site-specific di Eleonora Manca e Federica Gonnelli.

Eleonora Manca
“In search of Poetry”

Perché cercare non significa affermare, bensì domandare, l’intero progetto – non potendo definire un’ultima sentenza – rovescia il tutto in forma di domanda. Questo significa connettere vuoti. Non la solita forma chiusa, ma un respiro. Un respiro che domanda se vi siano poeti disposti a interrogare ogni possibile dimensione poetica insita in ogni oggetto, attimo, immagine, emozione. Partecipando, dunque, all’esperienza dello stupore. Ogni essere umano è sempre in cerca di un’eco che sia in grado di dare una voce, che sia risposta alle domande su un se stesso inarrivabile e ignoto. E ogni tempo è sempre una continua cucitura. Un’attesa. Per Jung ciascun poeta che muore desta una stella nel cielo: sua emanazione e suo dio. Un dio che è l’altro se stesso, una stella che esisterà per lui, nell’infinito. In Search of Poetry è un cammino di immagini e suggestioni. Un incerto e faticoso cammino nel tentativo di trovare altre domande. Immagini fisse, in movimento, piccoli libri d’artista che sono come piccole cartes de visite: assemblate, accostate per piccoli rimandi, dialoghi. Non a voler dare un ordine. Casomai un provvisorio definitivo, com’è nella natura dei ricordi. “A te poeta che vivrai fra cent’anni, lascio questi versi”, scrisse Walt Whitman. Cercare poeti, dunque, assume tutta l’esigenza del forgiare una nuova lingua. Un ibrido poetico dove la parola è essa stessa immagine (e viceversa). Erede d’un qualche sparso, debole cenno di inizio. Un progetto di parola/immagine che è innanzitutto un segnale indiretto che ognuno potrà tracciare mediante il proprio intimo percorso. Una specie di schizzo, che non esaurisce la continua ricerca poetica, ma si limita a indicare una via; tra le possibili. Sì, “la poesia è una persona nuda”, come ha detto Bob Dylan. Sì, la poesia non ha niente a che vedere con l’illanguidirsi dinnanzi alle rime baciate, con i fremiti fiacchi e leziosi dati da versi-cliché. C’è da trovare le parole, la parola, penetrare il corpo. Sospendere il pensiero sui poeti suicidi, suicidati dalla società, rinchiusi in manicomio, stuprati da elettro-shock, promessi a lobotomie. Sospendere il pensiero sui loro telegrammi inviati alla pietà. E su quello che ancora tu esiti a inviare, rigirandotelo tra le mani come la coda spezzata di una lucertola. La poesia non è una massaia che sfacchina per casa. Moltiplica gli occhi alle mosche e ruba ali ovunque può. Ali che poi si impigliano in tutto quello sparpagliare di altre ali – piume e penne, in ogni dove, come la gallina spennata dalla villana – nelle inferriate dei ballatoi, nelle strade, in quell’intersecarsi a voliera di tetti e comignoli. Una minaccia, vera e propria. È scossa tellurica durante il ballo in maschera del caos. In Search of Poetry narra, dunque, di tutti i sinonimi e di tutti i contrari. Delle contraddizioni. Perché essere nella poesia significa accorgersi della capacità fàtica di starsi ad ascoltare senza lasciarsi seviziare da tutti quei semafori che vorrebbero regolare il nostro tempo.

Because searching is not asserting, but rather asking, the entire project – unable to define a last sentence – reverses it all into the form of a question. That means to connect voids. Not the usual closed form, but a breath. A breath asking if are there any poets willing to question any possible poetical dimension implicit in every object, instant, image, emotion. Being involved, then, in the experience of astonishment. Every human being is constantly searching an echo that may yield a voice, that may be an answer to questions about an unreachable and unknown own self. And every time lapse is always a continuous sewing. An expectancy. For Jung, every poet dying awakes a star up in the sky: his/her emanation and god. A god who is the other self, a star that will exist for him/her, into the infinite. In Search of Poetry is a path through images and suggestions. An uncertain and exhausting path attempting to find new questions. Still images, images in motion, little artists’ books as little cartes de visite: assembled, juxtaposed through slight references, dialogues. Deliberately without an order. If any, a definitive interim, as is the nature of memories. “To you poet who will live in a hundred years, I leave these lines”, Walt Whitman wrote. So, searching poets assumes the urge to shape a new language. A poetical hybrid where word itself is image (and vice versa). Heir of some sparse, weak starting suggestions. A word/image project that is first of all an indirect signal which everyone will be able to outline according to one’s own innermost path. Something like a sketch, which does not exhaust the constant poetical search, but only suggests a possible way; among so many. “Poetry is a naked person”, sure, as Bob Dylan said. Poetry, sure, has nothing to do with weakening before rhyming couplets, with feeble mannered thrills of stereotyped verse. There are words, the word, to find, penetrating the body. Suspending thought about suicidal poets, suicided by society, locked up in asylums, raped through electroshock, suspend thought about their telegrams to pity. And about the one you still hesitate to send and turn it in your hands like a lizard’s broken tail. Poetry is not a housewife slogging about the house. It multiplies the eyes of flies and steals wings anywhere. Wings that later get entangled in the overall scattering of other wings – feathers and quills everywhere, like a hen plucked by a countrywoman – among balcony railings, into the streets, on that aviary-like criss-cross of roofs and chimneys. A real threat. It is a earth tremor during chaos’s masked ball. So, In Search of Poetry tells of all synonyms and of all antonyms. Of contradictions. Because being into poetry is realizing the phatic propriety of listening to ourselves without letting all those streetlights willing to control our lifetime abuse us. 

 

Federica Gonnelli
“Poetry as a form of rapid movement of the eyes”

Che cos’è altro la poesia se non un rapido movimento degli occhi di verso in verso, di elemento in elemento. Ma qual è il movimento che devono fare gli occhi per fare poesia? Come si pone l’osservatore nei confronti del testo da leggere, dell’oggetto da osservare, come si pone l’osservatore nei confronti dell’opera d’arte e quali dinamiche scaturiscono da questa relazione?
Il progetto “Poetry as a form of rapid movement of the eyes” è composto da una serie di opere denominate “Exercise”: esercizi per allenare e sensibilizzare l’occhio e conseguentemente il cervello, al vedere poetico, a vedere l’arte.
Le immagini fotografiche fisse, il video e i file audio, che compongono i vari esercizi del progetto, hanno tutti fondamento strutturale, temporale e acustico sulla spirale di Fibonacci costruita su quadrati di lato pari ai numeri della successione omonima: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21… e approssimativamente di conseguenza sulla spirale aurea conferendo all’andamento concentrico, ipnotico e ripetitivo ulteriore armonia e aumentando la concentrazione e la capacità “poetica” di vedere.
Il primo esercizio consiste nell’esecuzione di nove movimenti base degli occhi: davanti, alto, basso, destra, sinistra, destra alto, destra basso, sinistra alto e sinistra basso. Il secondo esercizio consiste nell’esecuzione dei movimenti degli occhi basati sull’osservazione in sequenza degli otto punti di intersezione tra la spirale di Fibonacci e i vertici dei quadrati su cui è costruita, rispettando il ritmo temporale suggerito dalla sequenza di note abbinate ad ogni intersezione a partire dalla prima in basso a sinistra e proseguendo in senso orario verso il polo della spirale stessa: SI per 13 secondi, LA per otto secondi, DO per 5 secondi, SOL per tre secondi, MI per 3 secondi, RE per un secondo, DO per un secondo, DO per tornare all’inizio della sequenza. Dando per acquisita la capacità di rispettare la successione spaziale e temporale dei punti di intersezione, il terzo esercizio consiste nella lettura, degli elementi della frase “poetry as a form of rapid movement of the eyes” abbinati ciascuno ad una intersezione sempre a partire dalla prima in basso a sinistra e proseguendo in senso orario verso il polo della spirale, osservando solo con l’occhio sinistro, con entrambi e infine solo con l’occhio destro. Il quarto esercizio consiste nel riuscire a seguire visivamente e acusticamente gli elementi della frase “poetry as a form of rapid movement of the eyes” ripetuti e sovrapposti perfettamente in Italiano “poesia come forma di rapido movimento degli occhi” e in Spagnolo “poesía como forma de rápido movimiento de los ojos” rispettando sempre la successione spaziale e temporale dei punti di intersezione.

What else is poetry if not a quick movement of the eyes from verse to verse, from element to element? What is the movement that eyes must make to make poetry? How does the observer stand before the text to be read, the object to be observed, how does the observer stand before the work of art and what dynamics spring from this relationship? 

The project “Poetry as a form of rapid movement of the eyes” is composed of a series of works called “Exercise”: exercises to train and sensitize the eye and consequently the brain, to poetical see, to see art. The static photographic images, the video and the audio files that constitute the various exercises of the project, all have structural, temporal and acoustic foundation on the Fibonacci spiral. Fibonacci spiral is built on side squares equal to the numbers of the homonymous succession: 1, 1, 2, 3 , 5, 8, 13, 21 …  and approximately it approaches the golden spiral, giving further harmony to the concentric, hypnotic and repetitive progression and consequently increasing the concentration and the “poetic” ability to see the observer.

The first exercise consists of execution nine basic eye movements: front, up, down, right, left, right up, right down, left up and left down.

The second exercise consists in the execution of the eye movements based on the sequential observation of the eight points of intersection between the Fibonacci spiral and the vertices of the squares on which it is built, respecting the temporal rhythm suggested by the sequence of notes combined with each intersection. Eye movements must be performed starting from the first left down and continuing clockwise towards the pole of the spiral itself: SI (B) for 13 seconds, LA (A) for eight seconds, DO (C) for 5 seconds, SOL (G) for three seconds, MI (E) for 3 seconds, RE (D) for a second, DO (C) for a second, DO (C) to go back to the beginning of the sequence.

The third exercise consists in reading the elements of the phrase: “poetry as a form of rapid movement of the eyes”, matched each to an intersection always starting from the first left down and continuing clockwise towards the spiral pole, observing only with the left eye, with both and finally only with the right eye. Giving acquired ability to respect the rhythm, the spatial and temporal succession of the points of intersection,

The fourth exercise consists in being able to follow visually and acoustically the elements of the phrase “poetry as a form of rapid movement of the eyes” in English repeated and superimposed perfectly in Italian “poetry as a form of rapid eye movement” and in Spanish “poesía como forma de rápido movimiento de los ojos “always respecting the spatial and temporal succession of the points of intersection.