Sara Colzi, “A occhi chiusi”, 2-30 dicembre 2018

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La ricerca fotografica di Sara Colzi nasce dalla curiosità di capire se, e in che modo, le persone non vedenti costruiscono immagini nella loro mente. Questo è stato il punto di partenza per la realizzazione di quattro progetti fotografici, realizzati tra il 2012 e il 2017, che insieme costituiscono un percorso narrativo uniforme. 

Il primo progetto, in ordine narrativo della mostra, si intitola “La memoria dell’acqua”, nato prendendo ispirazione da un libro di Tiziano Terzani in cui l’autore spiega come l’acqua abbia una memoria, trattenga i ricordi. Da qui, Sara Colzi è intervenuta sulle stampe fotografiche incidendole per andare alla scoperta di una tecnica che potesse rendere la fotografia “non visiva” . 

Successivamente le fotografie sono state fatte “vedere” ad una ragazza non vedente dalla nascita, la quale poi ha ridisegnato ciò che aveva visto. Nasce così il secondo progetto che si intitola “Illumina_TE”, realizzato grazie alla collaborazione con Francesca, con la quale Sara Colzi ha trascorso sette mesi alla ricerca di un linguaggio fotografico che oltrepassasse i limiti visivi. Con questo percorso Sara Colzi si è avvicinata, in maniera pratica, alla cecità e alla fotografia non visiva.

Il terzo progetto si intitola “Max”, ed è stato realizzato insieme ad un ragazzo non vedente dall’età di 20 anni con il quale Sara Colzi ha lavorato per circa un anno. Max ha ripreso in mano la macchina fotografica da “non vedente” e si è misurato con il mezzo utilizzandolo non attraverso l’obiettivo ma seguendo il senso dell’udito, quindi fotografando non ciò che che “vedeva” ma ciò che “sentiva”. Attraverso questo nuovo modo di “vedere” Max ha guidato Sara Colzi in un percorso del tutto nuovo ed inusuale per un fotografo alla scoperta di un mondo “non visivo”.

L’ultimo progetto si intitola “Punto di ritorno”, realizzato nel 2012, e scandisce un ritorno all’inizio, al punto di partenza, da cui tutto il percorso ha preso vita, al momento in cui Sara Colzi coprì l’obiettivo della sua macchina fotografica rendendola in qualche modo “cieca”. Da questo processo prendono vita tutte le fasi che hanno portato la fotografa a sperimentare una “fotografia non visiva”. 

La mostra sarà visitabile fino al 30 dicembre dal martedì alla domenica dalle 16.00 alle 19.30.