Resmi Al Kafaji – TERRA E LUNA

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STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare la personale di Resmi Al Kafaji “TERRA E LUNA”, a cura di Ilaria Magni.

Nel testo del catalogo della mostra, la curatrice Ilaria Magni scrive: “Terra e Luna” narra la storia di un intellettuale in grado di porre distanza tra l’io e il suo contesto giungendo ad allontanare da sé il suo stesso corpo, con il coraggio di guardarsi dentro. Il viaggio interiore inizia scardinando l’ovvietà, spostando il punto di partenza dell’osservazione tanto da farlo coincidere con una prospettiva aerea, come se dalla Luna egli guardasse la Terra, restituendoci geometriche visioni nell’assenza del colore, porzioni di paesaggio per sommi capi, stilizzando dolci colli o irti pendii, percorsi retti o tortuosi, fiumi, monti, mari, laghi, dalle sensazioni più volumetriche e materiche a quelle più rarefatte ed evanescenti”.

Resmi Al Kafaji vive e lavora a Firenze e Prato fin dal 1977. Nato a Diywania, Iraq. Si è diplomato all’istituto di Belle Arti di Bagdad e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha partecipato in diversi mostre in Iraq fino al 1977, anno in cui arrivato in Italia.

Roberto Pupi – FARE OMBRA

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STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare “Fare Ombra. Può una fotografia fare ombra?” di Roberto Pupi, a cura di Angela Sanna.

Per la sua prima personale in galleria l’artista presenta una serie di opere significative del suo percorso artistico volto alla ricerca della terza dimensione nella fotografia.

Nel testo di presentazione della mostra Angela Sanna scrive: “Se la fotografia potesse fare ombra, le immagini potrebbero, a loro volta, farsi tattili? E’ questo il quesito che alimenta gran parte della ricerca creativa di Roberto Pupi, da tempo sottesa alla necessità di dare corpo alla bidimensionalità. Questa sfida si gioca tutta qui, tra il puntiglioso impatto realistico della rappresentazione e il cortocircuito che può crearsi tra riproduzione e consistenza, tra fotografia e corporeità, tra ombra e riflesso. Nel suo intento di conferire tridimensionalità all’immagine, Pupi infonde volume alle inquadrature di soggetti reclutati nella sfera umana e naturale non scevri da memorie iconografiche dei secoli passati”

Nato a Livorno nel 1958, vive e lavora a Firenze. Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Laureato in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli studi di Firenze. Propone attraverso il suo lavoro una riflessione sulle potenzialità del “fotografico”, coniugando la ricerca fotografica e la terza dimensione, le sue foto-installazioni modificano attraverso un percorso progettuale site specific contesti architettonicamente connotati. www robertopupi.it

La mostra sarà visitabile fino al 19 maggio, dal martedì al sabato con orario 16.00 – 19.30 o su appuntamento.

Federica Gonnelli -Tesi tra le attese

FedericaGonnelli

 

STUDIO 38 CONTEMPORARY ART GALLERY presentare la personale di Federica Gonnelli “Tesi – tra le attese”

“Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno.”

Clemente Rebora,
“Dall’immagine tesa”, vv. 1-4

Dopo il successo di pubblico riscontrato a SetUp Contemporary Art Fair 2018, il progetto di Federica Gonnelli si sviluppa nella sua interezza come percorso composto da opere diverse per forma, entità, tipologia di assemblaggio, installate a parete con una diramazione tridimensionale e sonora. Opere che contraddistinguono e identificano fortemente l’artista per l’utilizzo delle trasparenze e delle stratificazioni di immagini fotografiche, nuove tecnologie e oggetti, mediante l’utilizzo dell’organza, sempre al limite tra quelle discipline che solitamente relegano in compartimenti stagni le varie arti, coniugando suono, scultura, segno e fotografia. Opere che sarebbe meglio definire come parti di un tutto e che sviluppano in un crescendo la riflessione sull’attesa ed in particolare sull’attesa determinata dalle dinamiche tra osservatore ed opera. In un movimento che contraddistingue ogni sua ricerca, l’artista utilizza il dato, l’elemento particolare e personale per permettere l’analisi generale e condivisa. In questo caso, l’esperienza dell’attesa e il suo compimento nell’approccio all’opera d’arte, diviene riferimento, codice per decifrare, conoscere e interagire con il presente, con il mondo che ci circonda e oltre. L’attesa, l’attendere è rivolger l’animo a qualcosa, a qualcuno, prestare attenzione, ascoltare, dedicarsi, prendersi cura. L’attesa infatti prende forma attraverso un oggetto scultoreo tridimensionale: un’asta alle cui estremità sono poste due sfere, nella quale si proietta e materializza simbolicamente lo spazio/tempo. Le due estremità rappresentano, indistintamente e senza una gerarchia, i soggetti coinvolti, chi aspetta e l’evento atteso, l’osservatore e il velo, l’essere vivente e il mondo che lo circonda. L’asta è l’attesa stessa, il flusso di atomi trasmessi, l’energia, la tensione dell’attesa che scorre, corre da una estremità all’altra, da un’attesa all’altra, all’infinito. Ancora foneticamente e graficamente la parola attesa si sviluppa tra due estremi identici, tra i quali si inserisce “tes” – che richiama appunto “tesi”, da tendere, allontanare gli estremi l’uno dall’altro, tirando per quanto è possibile o opportuno, in modo che l’oggetto occupi per intero la lunghezza o la superficie di cui è capace – la variabilità dello spazio/tempo dell’attesa – e di conseguenza “Tesi – tra le attese”. Questa asta non è solo un elemento scultoreo, ma un determinante strumento di indagine, misurazione, comparazione e creazione dell’attesa, che si traduce e declina nelle varie opere. È un dialogo con lo spazio nella sovrapposizione di immagini fotografiche, una traccia negli assemblaggi su carta e infine suono, un suono che tende all’infinito, solo apparentemente monotono, ma estremamente vibrante come l’attesa.

Come nella vita e nell’arte in generale, l’attesa è insita anche nel percorso di Federica Gonnelli. Nel suo studio “InCUBOAzione”, le opere aspettano il momento giusto per manifestare i propri sintomi. “Incubazióne”, infatti, nella storia delle religioni, sta a significare l’uso di dormire in un santuario in attesa di ricevere, nel sogno, rivelazioni divine. L’attesa è lo spazio/tempo di comprensione dell’opera. L’attesa è quello spazio/tempo che si interpone tra chi osserva l’opera e il velo d’organza. L’attesa è lo spazio/tempo della visione dell’opera prima che si oltrepassi il velo. Un velo che ogni volta mostra, racconta qualcosa di diverso, ma che allo stesso tempo impone uno slancio – frutto dell’energia contenuta nell’attesa – agli osservatori che vogliono scoprire cosa vi si cela dietro. Come scrive Søren Kierkegaard: “Che cos’è l’attesa? Una freccia che vola e che resta conficcata nel bersaglio. Che cos’è la sua realizzazione? Una freccia che oltrepassa il bersaglio”, oltrepassare il velo, oltrepassare ogni stratificazione materiale e di significato di cui è composta l’opera, è compiere l’attesa, una dopo l’altra, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura. Il senso dell’opera d’arte, è nella stratificazione di trasparenze: la “densità” di un’opera deve consentire di intravedere quanto è oggetto della rappresentazione – dell’attesa. L’attesa è uno strale che può procedere in entrambe le direzioni. Prendendo spunto dalla filosofia di Democrito e successivamente di Epicuro si potrebbe affermare che nell’attesa le sensazioni, attraverso le quali l’osservatore coglie i dati sensibili, avvengono per mezzo del contatto diretto; flussi di atomi superficiali che partono dagli oggetti e ci colpiscono, colpiscono i nostri sensi, determinando e imprimendo in noi le immagini delle cose stesse e il compimento dell’attesa. Nell’attesa è la realtà stessa che si fa presente all’uomo.