SETUP CONTEMPORARY ART FAIR 2018

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FEDERICA GONNELLI
TESI – TRA LE ATTESE

Il progetto inedito di Federica Gonnelli si sviluppa come un breve percorso composto da opere diverse per forma, entità, tipologia di assemblaggio, installate a parete con una diramazione tridimensionale disposta su di una base. Opere che contraddistinguono e identificano fortemente l’artista per l’utilizzo delle trasparenze e delle stratificazioni di immagini fotografiche, nuove tecnologie e oggetti, mediante l’utilizzo dell’organza, sempre al limite tra quelle discipline che solitamente relegano in compartimenti stagni le varie arti, coniugando suono, scultura, segno e fotografia. Opere che sarebbe meglio definire come parti di un tutto e che sviluppano in un crescendo la riflessione sull’attesa ed in particolare sull’attesa determinata dalle dinamiche tra osservatore ed opera. In un movimento che contraddistingue ogni sua ricerca, l’artista utilizza il dato, l’elemento particolare e personale per permettere l’analisi generale e condivisa. In questo caso, l’esperienza dell’attesa e il suo compimento nell’approccio all’opera d’arte, diviene riferimento, codice per decifrare, conoscere e interagire con il presente, con il mondo che ci circonda e oltre. L’attesa, l’attendere è rivolger l’animo a qualcosa, a qualcuno, prestare attenzione, ascoltare, dedicarsi, prendersi cura. L’attesa infatti prende forma attraverso un oggetto scultoreo tridimensionale: un’asta alle cui estremità sono poste due sfere, nella quale si proietta e materializza simbolicamente lo spazio/tempo. Le due estremità rappresentano, indistintamente e senza una gerarchia, i soggetti coinvolti, chi aspetta e l’evento atteso, l’osservatore e il velo, l’essere vivente e il mondo che lo circonda. L’asta è l’attesa stessa, il flusso di atomi trasmessi, l’energia, la tensione dell’attesa che scorre, corre da una estremità all’altra, da un’attesa all’altra, all’infinito. Ancora foneticamente e graficamente la parola attesa si sviluppa tra due estremi identici, tra i quali si inserisce “tes” – che richiama appunto “tesi”, da tendere, allontanare gli estremi l’uno dall’altro, tirando per quanto è possibile o opportuno, in modo che l’oggetto occupi per intero la lunghezza o la superficie di cui è capace – la variabilità dello spazio/tempo dell’attesa – e di conseguenza “Tesi – tra le attese”. Questa asta non sarà solo un elemento scultoreo, ma un determinante strumento di indagine, misurazione, comparazione e creazione dell’attesa, che si tradurrà e declinerà nelle varie opere. Diventerà una traccia negli assemblaggi su carta, un dialogo con lo spazio nella sovrapposizione di immagini fotografiche e infine suono, un suono che tende all’infinito, solo apparentemente monotono, ma estremamente vibrante come l’attesa.