Simone Ferrari

SILERE – 7.11/12.12/2015

Silère è un termine arcaico, non comune, che ha il significato di tacere, tacere all’infinito. Nel silenzio il pensiero si perde e d’improvviso: la luce. Quando la razionalità riposa lasciando spazio al “sentire”, la pulsante interiorità affiora dal contrasto bianco nero di questi scatti, perché propriamente di “scatti” si tratta, su pellicola, niente digitale così da rendere ancora più specificamente fotografico questo lavoro nel suo insieme.
Le fotografie, sono state realizzate con la mitica “holga”, nome derivato dal termine cinese “ho gwong”, che significa “molto luminoso”. La macchina giocattolo 6×6 interamente di plastica che iniziò ad esser prodotta da T.M. Lee nel 1981 per il mercato cinese e che per i costi bassissimi era indirizzata allo svago della classe operaia. La holga è praticamente senza regolazioni ed introduce vari difetti (se così possiamo chiamarli), a determinare in maniera imprevedibile il risultato finale: vignettature, sfocature, scarsa illuminazione ecc…, divenuti col tempo la sua cifra distintiva.
In sintonia con la propria condizione, Simone Ferrari sceglie una macchina “operaia” dimostrando che l’arte è questione di classe ma non sociale. La sua è una volontà che ricerca senza sosta e plasma “plasticamente” la superficie fotografica seguendo solo le indicazioni della propria interiorità. La sua acuta sensibilità lo guida a gustare intensamente l’attimo che fugge, riproponendo tutta la sua fragranza.
In questi scatti dominano le nebbie, le solitudini dei luoghi, lo sfocato, quella dimensione del fluttuante confine con ciò che ci circonda e non conosceremo mai fino in fondo. Una curiosità insaziabile alimenta l’ansia della ricerca continua in Simone Ferrari. L’occhio che “vede” è accompagnato dallo sguardo sincero, “quadrato” della sua holga.

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