Elena Marini “doppelgänger”

Elena Marini

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di inaugurare la nuova stagione espositiva con la personale di Elena Marini intitolata “doppelgänger”.

L’artista, che da sempre indaga lo stretto e controverso rapporto fra parola-immagine, essere-apparire, interno-esterno, individuo-società, sceglie per la sua prima personale il termine tedesco “doppelgänger” che esprime una dualità insita nell’uomo, presentando i suoi SPOT, opere di poesia visiva, realizzati fra il 2015 e il 2016.

La notevole forza espressiva delle immagini, riadattate e accostate a frasi giustapposte in collages di immediato effetto, è una costante denuncia, schietta, radicale e tagliente, di una società percepita dall’artista come ipocrita, mistica e pornografica, che abusa del proprio potere per indurre all’omologazione e al consumo coatto. Nell’artista vita e opera coincidono, con grande coraggio e fermezza d’ intenti, in continuità con quella poesia visiva legata ad una visione estetica politicamente scorretta e sovversiva.

Come scrive Sarenco in una delle due introduzioni al catalogo della mostra, che sarà presente in galleria: “I collages della Marini provano che la ‘poesia visiva’ non è ancora morta e defunta, come spesso dicono i corvi dell’arte, quelli sempre pronti ad inneggiare a qualsiasi ‘connerie’ nuovista che appare a cicli temporali quinquennali sulle pagine patinate delle riviste d’arte alla moda. La poesia resiste e non si fa cancellare: cadranno le mura di Tebe ma rimarranno ‘ad aeternum’ le opere di quei poeti che non si saranno fatti integrare dalle mode effimere del mercato.”

Nata a Pistoia il 19 luglio 1975, Elena Marini è artista, poeta visivo e performer, costantemente impegnata in una forma di guerriglia creativa e resistenza poetica. Note sono le sue collaborazioni con i seguenti artisti: Sarenco, Eugenio Miccini, Vanessa Beecroft, Tom Sachs, Jean-François Bauret, Daniel Druet, Uwe Ommer, Daniel Nguyen e Peter Suschitzky. I suoi SPOT non sono altro che delle diapositive, una radiografia della società, in un processo continuo di svelamento per mostrare l’assurdo e l’osceno. Quello che non si può dire, quello che non si vuole vedere.

Giulia Ponziani

Simone Margelli – TAKE REFUGE

SimoneMargelli

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery in collaborazione con l’associazione IVES, Integrarsi, Valorizzarsi, Emozionarsi, Sostenersi, di Pistoia, è lieta di presentare “TAKE REFUGE” mostra fotografica di Simone Margelli.
La cronaca ci racconta quotidianamente del dramma di migliaia di profughi costretti a lasciare le proprie terre a causa delle guerre, della fame e della povertà per raggiungere le nostre coste in cerca di una salvezza. Ma cosa succede quando queste persone arrivano sul nostro territorio? Quali sono i luoghi di accoglienza? E come sono strutturati?

TAKE REFUGE nasce da un progetto fotografico che Simone Margelli, in collaborazione con “Gruppo Incontro Cooperativa Sociale”, ha realizzato, fra il 2014 e il 2015, sui centri di accoglienza per i profughi, con l’idea non di scavare nel dramma e nella fatica del viaggio di queste persone ma di rappresentarli nella loro dignità di esseri umani, prima ancora che di migranti o profughi.
La mostra è stata presentata a febbraio 2016 nelle sale affrescate del Palazzo di Giano a Pistoia, organizzata dall’associazione IVES a cura di Veronica Betti e Roberto Nania e con il patrocinio del Comune di Pistoia e dell’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNHCR.

Simone Margelli (Pistoia 1987) è un Perito Industriale, specializzato in Elettrotecnica. Nel corso della giovinezza scopre la passione per il Cinema, la quale lo porta ad acquisire un occhio attento alle immagini ed al valore di esse. Oltre ad imparare le tecniche fotografiche ha imparato ciò che significa “visione fotografica”, ovvero, il gesto di interrompere un attimo dando spicco all’esistenza. Capire che il movimento e l’azione sono parte integrante della vita.
Nella fotografia di strada e documentaria ha trovato modo di potersi esprimere in totale libertà per analizzare l’uomo e l’ambiente in cui vive. Nell’ottobre 2014 pubblica il primo lavoro fotografico “Sul Selciato”, in seguito presenta il secondo progetto “Fantasmi”.
Assieme all’associazione IVES ha realizzato “chi ha paura di omo?”, un progetto fotografico che indaga la lotta contro l’omotransfobia, inaugurata nel mese di maggio 2015 alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia.
Attualmente sta svolgendo un corso di specializzazione in fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, tenuto da Michele Borzoni e Simone Donati fotografi del Collettivo TerraProject.

La mostra sarà visitabile fino al 30 luglio, dal martedì al sabato con orario 16.00 – 19.30

www.simonemargelli.it

Enrico Bianda – PIPELINE EXPRESS. La via dei mari interni

EnricoBianda

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare “PIPELINE EXPRESS. La via dei mari interni” mostra fotografica di Enrico Bianda.

A partire dal 2013 Enrico Bianda, inviato della RSI (Radio Televisione Svizzera), inizia una serie di viaggi che lo portano a percorrere le coste del Mar Nero, le montagne del Caucaso, fino ad arrivare al Mar Caspio, ai grandi pozzi off shore al largo di Baku, lungo la Pipeline Baku-Soupsa

Da questi viaggi nasce un importante reportage radiofonico ed una serie fotografica, “Pipeline Express. La via dei mari interni”, esposta in mostra. Quelle della Georgia e dell’Azerbaijan sono terre di grande interesse nello scacchiere politico-economico internazionale: da lì passano alcuni oleodotti strategici per gli equilibri europei e mondiali. Fra questi oleodotti la Pipeline Baku-Supsa è tra le più importanti e delicate, visto che parte del suo tracciato passa attraverso territori fragili come l’Ossezia del Sud.

Enrico Bianda, con occhio giornalistico, racconta attraverso i suoi scatti i luoghi che caratterizzano il tracciato dell’oleodotto, gli spazi, interni ed esterni, di chi vive, consapevole o no, in questa faglia di grande rilevanza politica oltre che energetica. Qui tutto gira intorno al petrolio e al gas, perché questi sono gli strumenti di pressione della politica estera russa degli ultimi decenni. Queste sono le terre in cui, tra colpi militari e sofisticati incontri diplomatici, si definisce l’insieme delle relazioni economiche e politiche dell’Asia Centrale e dell’Europa Orientale, nel disegno complessivo di una nuova contesa egemonia energetica.

Enrico Bianda (Zurigo, 1971), giornalista, è stato inviato della Radio Televisione Svizzera, ha lavorato in tutta l’Europa Orientale, realizzando reportage e inchieste per la radio. Attualmente cura un programma di attualità sulla Rete Due della RSI.
Ha studiato Scienze Politiche a Losanna (CH), con un PhD in Comunicazione e sfera pubblica a Siena. Ha insegnato giornalismo a Scienze Politiche a Firenze per 14 anni. Collabora con la rivista Problemi dell’Informazione e nel 2013 ha scritto, insieme a Carlo Sorrentino, il saggio “Studiare giornalismo” (Carocci). Collabora con l’Espresso e con la rivista on line Stanza251 che ha pubblicato l’ebook fotografico “In movimento”. Ha iniziato a fotografare una quindicina di anni fa, ed ha esposto alcune sue fotografie allo spazio ZonaB di Sergio Tossi nel 2013.

La mostra sarà vistabile fino al 24 giugno, presso STUDIO 38 Contemporary Art Gallery, Corso G. Amendola 38E, Pistoia, dal martedì al sabato con orario 16.00 – 19.30