Eleonora Manca

Eleonora Manca (Lucca, 1978) è un’artista visiva e scrittrice che utilizza vari media (principalmente fotografia, video, videoinstallazioni, installazioni di poesia visiva e libri d’artista) al fine di creare percorsi comunicativi mediante installazioni e micro-narrazioni (spesso attraverso la compenetrazione tra immagine e parola col fine di dare origine a una forma ibrida di codice poetico). I testi e le poesie che utilizza nelle opere provengono dai suoi personali quaderni o sono il risultato di cut-up di diversi autori. Il suo lavoro ruota attorno i temi della metamorfosi, della memoria e della memoria del corpo. Dopo una formazione in Storia dell’Arte Contemporanea presso Lettere Moderne a Pisa, si specializza in Teatro e Arti della Scena presso Scienze della Formazione indirizzo DAMS a Torino con una tesi sulle Avanguardie russe. È stata “artista del mese” per il centro IGAV di Torino (marzo 2015), l’opera video Skia è entrata a far parte dell’Esposizione Permanente dell’IGAV presso la Castiglia di Saluzzo (Cn), Il video Reverse Metamorphosis è stato vincitore de Magmart IX edition, a cura di Enrico Tomaselli, lo stesso video è parte della collezione permanente del Cam-Casoria Contemporary Art Museum, una produzione fotografica è stata acquisita dall’Archivio Italiano dell’autoritratto fotografico (MUSINF di Senigallia, a cura di Carlo Emanuele Bugatti e Giorgio Bonomi), è tra gli artisti di VisualContainer, è nel volume: Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporaneaVol. II (a cura di Giorgio Bonomi) nella sezione Il corpo come denuncia e scandalo. Invitata in residenza d’artista a M’arte Montegemoli Arte, VI edizione, nel giugno 2017, cura di Eleonora Raspi, in collaborazione con Accademia Libera Natura e Cultura. Presente negli atti cartacei del convegno FASCINA: “Essere (almeno) due. Donne nel cinema italiano”, Sassari 13-15 ottobre 2016, nel capitolo: “Tessere la memoria: Eleonora Manca, Maria Lai, Ketty La Rocca. Teorie e pratiche artistiche in dialogo” a cura di Elena Marcheschi. Recentemente ha esposto presso la Galleria Moitre di Torino con la personale Vedersi visti (marzo 2019), ha partecipato a The Others Art Fair (Torino, 1-4 novembre 2018) con il progetto site-specific Niente di personale, neanche un diario per Studio38 Contemporary Art Gallery (sezione Expanded Screen), a Hybrid Contemporary Art Fair (Madrid, 1-3 marzo 2019) con il progetto In Search of Poetry sempre per Studio38 Contemporary Art Gallery. Ha esposto in numerosi festival di videoarte (tra i quali: Videoformes, Invideo, Over the Real, Fuorinorma al Macro di Roma, NodoCCS, MADATAC, Fonlad Digital Art Festival, Asolo Art Film Festival, Berlin International Directors Lounge, FIVA, FIVAC), collettive e personali in Italia e all’estero. Vive e lavora a Torino.

 

http://eleonoramanca.wixsite.com/eleonoramanca
https://vimeo.com/eleonoramanca

 

“Niente di personale, neanche un diario”
The Others Art Fair 2018

Sezione Expanded Screen

Il progetto site specific “Niente di personale, neanche un diario” (che prende il nome da un progetto che vede coinvolti più media: dalla fotografia alla carta, dalla parola scritta a oggetti personali appartenuti a vari membri della famiglia dell’artista e il cui titolo è un omaggio a un lavoro di Robert Frank) è costituito da tre video differenti, tuttavia complementari (It Will Be Like Creating New Memories, Provvisorio/Interim e Note About) tanto che si può parlare di una specie di diario in movimento, creatosi nell’arco di due anni — da taccuini in cui l’intervento manuale della cucitura delle immagini sottolinea la volontà antica, ma al contempo imperitura, di tessere memorie: a partire da quelle personali per divenire subito memorie archetipali, rispetto alle quali ognuno possa scorgere accenti del proprio vissuto e da un paio di scarpe appartenute al nonno materno. L’intero progetto vuole essere quindi un ripercorrere le tracce di chi ci ha preceduti andando a ritrovare antiche radici, tuttavia creandone di nuove. Sul crinale del passato che ritorna in un futuro da determinare, l’intero percorso visivo e sonoro è quindi da considerarsi un viaggio mnemonico il cui fulcro è dato dal corpo stesso dell’artista che – liberandosi d’ogni possibile autoreferenzialità – diviene esso stesso corpo neutro di una memoria che è filtro di reazione, crescita e metamorfosi.