Eleonora Manca – RITORNELLO +1

EleonoraManca

Eleonora Manca

“Ritornello + 1”

25 maggio – 22 giugno 2019

opening sabato 25 maggio ore 18.00

 

Alla sua prima personale in galleria Eleonora Manca presenta Ritornello + 1, ulteriore tassello che si aggiunge agli altri due progetti (Niente di personale, neanche un diario e Vedersi visti) che hanno indagato le memorie e le memorie del corpo.

Due citazioni, tratte da Walter Benjamin e da Elizabeth Bishop (consideriamoli i primi due tempi per una muta; il ritaglio di un dettaglio – quasi un’impronta – che redige a memoria). E poi una lettera. Una dichiarazione d’amore. Da qui inizia il racconto di Ritornello + 1.

Ritornello + 1 è un piccolo pro-memoria; perché le cose, le persone, gli attimi diventano altro senza cessare di essere ciò che sono ed è, al contempo, un elogio dell’attesa – roccaforte imprescindibile per ogni metamorfosi e per ogni conoscenza di essa.
E così la successione in dissolvenza di una vecchia foto (quasi a voler gareggiare col processo della memoria) diviene pretesto per l’invito a un ribaltamento percettivo, ma anche simbolo d’ogni possibile attesa in un tempo che è sempre ciclico, dove le memorie di chi ci ha preceduti tornano e (rito)rnano mescolandosi con chi oggi siamo. Allo stesso modo un momento mai integralmente fissato – eppure vissuto – scardinato dalla sua naturale gestualità temporale (rimandi e giochi di specchi?) si fa quasi chirurgica operazione di “appropriazione”, un prelievo dal reale che però origina una differenza nella ripetizione, invero un’età oltre la storia, un après-coup con il suo tempo e tuttavia in ritardo. Differenze minime in grado di cambiare i segni e ogni erlebnis, di riscattarli in un passaggio di stato al limite dell’impalpabile.

Ma perché il +1?
Il + 1 rappresenta una specie di situazione di margine, ma è al contempo anche un’aggiunta. È come un ponte. Una mediazione tra ciò che è stato e ciò che sarà. Ma indica anche il fatto che per quanto ci sforziamo di ricordare esattamente ogni attimo precedentemente vissuto ci sarà sempre un dettaglio che aggiungeremo per farci tornare il racconto mnemonico, anche se operiamo per sottrazione. Qualsiasi domanda sulla memoria è essa stessa già foriera di metamorfosi perché in grado di modificare l’individuo, la sua percezione e il tempo, qualora il momento del ricordo si struttura secondo un tempo interno che va – inevitabilmente – a modificare il tempo esterno, anche laddove una reiterazione partecipa comunque di un tempo definito ciclico.

Foto, video, carte dattiloscritte e macchiate di acquerello e inchiostro, assemblaggi di vecchi documenti diventano piccole opere di poesia visiva con l’intento di formare un movimento percettivo che assomiglia ai processi stessi della memoria: la quale opera per acquisizioni e rimozioni e riordinamenti di attimi accaduti; dove la storia da individuale si fa corale quasi a voler tessere e ritessere le fila di biografie interrotte che seguitano l’una nell’altra in un intreccio che è, al fine, anche metafora.