Elena Marini

Nata a Pistoia il 19 luglio 1975, Elena Marini è artista, poeta visivo e performer, costantemente impegnata in una forma di guerriglia creativa e resistenza poetica. Note sono le sue collaborazioni con i seguenti artisti: Sarenco, Eugenio Miccini, Vanessa Beecroft, Tom Sachs, Jean-François Bauret, Daniel Druet, Uwe Ommer, Daniel Nguyen e Peter Suschitzky. I suoi SPOT non sono altro che delle diapositive, una radiografia della società, in un processo continuo di svelamento per mostrare l’assurdo e l’osceno. Quello che non si può dire, quello che non si vuole vedere.

 

ON THE LINE
SET UP CONTEMPORARY ART FAIR 2017

ON THE LINE è un lavoro di poesia visiva in cui l’artista Elena Marini indaga la particolare condizione di disequilibrio dell’uomo dei tempi moderni.
E’, quello della poesia visiva, un linguaggio diretto, schietto, che non ammette intermediazioni. Il poeta visivo prende le immagini che ci vengono fornite dalla stampa patinata alle quali associa parole o frasi che ne sbilancino completamente il significato, o l’intento, originario.
Ricerca e metodo rigoroso nel lavoro di Elena Marini sono funzionali al messaggio che l’artista vuole lanciare, alla provocazione sulla quale vuole che si rifletta. La Marini ci mette di fronte a ciò che non vogliamo vedere, ci chiama a riconoscere e prendere coscienza delle forti contraddizioni e ambiguità che la società ci impone di vivere senza che ce ne accorgiamo. Lo sappiamo, ma non siamo in grado di contrastare questa forza destabilizzante, e così come altri vogliono che viviamo, siamo quello che ci conviene essere, diciamo ciò che si vuole che si dica, pensiamo come pensano tutti. Siamo assuefatti ad una certa omologazione da cui non riusciamo a separarci, perché ci tranquillizza il fatto che se così fanno tutti allora va bene: siamo come gli altri, siamo omologati ad usi e costumi imposti dalle mode, anche se dentro, nel profondo di ogni essere umano c’è un mare, agitato da forze contrastanti, nel quale sprofondiamo attraversando una linea desertica per non essere trasportati da un vento sconosciuto e imprevisto, e per mantenere regolare e costante quel ritmo del cuore che esaurisce quel soffio vitale quando l’apparenza, l’artificiale, prendono il sopravvento e diventano vita reale. Serve una rivoluzione culturale ironica e sovversiva per scongiurare il fatto che soprattutto i nostri figli, future generazioni, si sentano completamente disorientati e dissociati dalla loro identità. Perché c’è molta differenza fra quello che siamo e la visione che diamo di noi, fra quello che vediamo quando siamo davanti allo specchio e l’immagine modificata da condividere sul mondo virtuale dei social network. Finiamo per vivere tante storie dentro di noi che raccontano tanti modi di essere, viaggi interiori, racconti epici che non si possono condividere per la paura di essere emarginati da quel grande palco nel quale abbiamo tutti un ruolo da ricoprire. E così viviamo in una realtà amplificata di suoni e voci, ma è ciò che abbiamo dentro al vera realtà, è quel mare specularmente inquieto dalle cui onde nasce un canto d’amore.
Questo è ON THE LINE; questo è il lavoro presentato da Elena Marini, unica voce della nuova generazione di poeti visivi in grado di guardare la realtà in faccia, di vederne gli aspetti più deprecabili, sviscerarli e sbatterceli davanti agli occhi. Non è clemente Elena Marini, sa dove colpire e sa che l’ironia è un’arma efficace per risvegliare in noi un po’ di capacità critica, affinché ci riappropriamo delle nostre identità. Questo è il potere della poesia visiva, questo è il fine ultimo della lotta poetica.

 

 

 

BABY BLUES

THE OTHERS ART FAIR 5 – 6 novembre 2016

Artista, poeta visivo, performer, costantemente impegnata in una forma di guerriglia creativa e resistenza poetica, Elena Marini indaga quel periodo che tutti comunemente conosciamo come depressione post parto. Con l’espressione baby blues, infatti, si indica una condizione di disagio interiore, un lieve e transitorio disturbo emozionale che la donna vive dopo il parto, costituito da alterazioni dell’umore, ansia, tristezza, irritabilità emotiva. Da qui nasce il racconto di Elena Marini, artista-donna-madre, di un momento particolare della vita di qualsiasi donna e della sua solitudine in una società persa nell’apparenza e nel conformismo.

 

 

 

“doppelgänger”

2/09 – 2/10 – 2016

L’artista, che da sempre indaga lo stretto e controverso rapporto fra parola-immagine, essere-apparire, interno-esterno, individuo-società, sceglie per la sua prima personale il termine tedesco “doppelgänger” che esprime una dualità insita nell’uomo, presentando i suoi SPOT, opere di poesia visiva, realizzati fra il 2015 e il 2016.
La notevole forza espressiva delle immagini, riadattate e accostate a frasi giustapposte in collages di immediato effetto, è una costante denuncia, schietta, radicale e tagliente, di una società percepita dall’artista come ipocrita, mistica e pornografica, che abusa del proprio potere per indurre all’omologazione e al consumo coatto. Nell’artista vita e opera coincidono, con grande coraggio e fermezza d’ intenti, in continuità con quella poesia visiva legata ad una visione estetica politicamente scorretta e sovversiva.
Come scrive Sarenco in una delle due introduzioni al catalogo della mostra, che sarà presente in galleria: “I collages della Marini provano che la ‘poesia visiva’ non è ancora morta e defunta, come spesso dicono i corvi dell’arte, quelli sempre pronti ad inneggiare a qualsiasi ‘connerie’ nuovista che appare a cicli temporali quinquennali sulle pagine patinate delle riviste d’arte alla moda. La poesia resiste e non si fa cancellare: cadranno le mura di Tebe ma rimarranno ‘ad aeternum’ le opere di quei poeti che non si saranno fatti integrare dalle mode effimere del mercato”.

 

 

 

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