Silvia Percussi – KAOS

SilviaPercussi

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di inaugurare il nuovo anno con la personale di Silvia Percussi dal titolo “KAOS”.
In mostra sarà presentata una selezione di opere dell’ultima produzione pittorica su tela e su carta dell’artista.

Nel testo che accompagna l’esposizione Anna Brancolini scrive: “Così Silvia Percussi enuclea il filo tematico che lega questi piccoli lavori, inaspettatamente dai colori vivaci ed accesi (non solo bianchi e neri) e inaspettatamente di piccolo formato; lavori nati in modo quasi indistinto a autonomo, come se emergessero con forza dai recessi più nascosti dell’animo.
Il kaos è però più apparente che reale, anche se questi pezzi racchiudono, nelle loro perentorie e inusuali cromie, frammenti di un’esistenza che può sembrare priva di senso e in realtà è solo il caleidoscopico intersecarsi di schegge diverse: attimi, sensazioni ed emozioni che ne esprimono l’essenza più vera.
Comunque l’artista continua il discorso intrapreso con gli ultimi, recenti lavori, quasi avvertisse l’urgenza di approfondire il suo linguaggio, di aggiungere particolari significativi e di esprimere sfumature nascoste o pause e silenzi più eloquenti di qualsiasi voce.
Così questa mostra percorre, a breve distanza di tempo, un sentiero già tracciato e presenta ancora superfici vibranti e dinamiche, plurispaziali ma armoniche, le cui reminiscenze artistico-culturali costituiscono solo il velato sostrato di una ricerca spaziale, materica, luminosa e cromatica del tutto autonoma e personale”.

SETUP CONTEMPORARY ART FAIR 2018

sertupcontemporaryartfair2018

FEDERICA GONNELLI
TESI – TRA LE ATTESE

Il progetto inedito di Federica Gonnelli si sviluppa come un breve percorso composto da opere diverse per forma, entità, tipologia di assemblaggio, installate a parete con una diramazione tridimensionale disposta su di una base. Opere che contraddistinguono e identificano fortemente l’artista per l’utilizzo delle trasparenze e delle stratificazioni di immagini fotografiche, nuove tecnologie e oggetti, mediante l’utilizzo dell’organza, sempre al limite tra quelle discipline che solitamente relegano in compartimenti stagni le varie arti, coniugando suono, scultura, segno e fotografia. Opere che sarebbe meglio definire come parti di un tutto e che sviluppano in un crescendo la riflessione sull’attesa ed in particolare sull’attesa determinata dalle dinamiche tra osservatore ed opera. In un movimento che contraddistingue ogni sua ricerca, l’artista utilizza il dato, l’elemento particolare e personale per permettere l’analisi generale e condivisa. In questo caso, l’esperienza dell’attesa e il suo compimento nell’approccio all’opera d’arte, diviene riferimento, codice per decifrare, conoscere e interagire con il presente, con il mondo che ci circonda e oltre. L’attesa, l’attendere è rivolger l’animo a qualcosa, a qualcuno, prestare attenzione, ascoltare, dedicarsi, prendersi cura. L’attesa infatti prende forma attraverso un oggetto scultoreo tridimensionale: un’asta alle cui estremità sono poste due sfere, nella quale si proietta e materializza simbolicamente lo spazio/tempo. Le due estremità rappresentano, indistintamente e senza una gerarchia, i soggetti coinvolti, chi aspetta e l’evento atteso, l’osservatore e il velo, l’essere vivente e il mondo che lo circonda. L’asta è l’attesa stessa, il flusso di atomi trasmessi, l’energia, la tensione dell’attesa che scorre, corre da una estremità all’altra, da un’attesa all’altra, all’infinito. Ancora foneticamente e graficamente la parola attesa si sviluppa tra due estremi identici, tra i quali si inserisce “tes” – che richiama appunto “tesi”, da tendere, allontanare gli estremi l’uno dall’altro, tirando per quanto è possibile o opportuno, in modo che l’oggetto occupi per intero la lunghezza o la superficie di cui è capace – la variabilità dello spazio/tempo dell’attesa – e di conseguenza “Tesi – tra le attese”. Questa asta non sarà solo un elemento scultoreo, ma un determinante strumento di indagine, misurazione, comparazione e creazione dell’attesa, che si tradurrà e declinerà nelle varie opere. Diventerà una traccia negli assemblaggi su carta, un dialogo con lo spazio nella sovrapposizione di immagini fotografiche e infine suono, un suono che tende all’infinito, solo apparentemente monotono, ma estremamente vibrante come l’attesa.

Simone Ferrari – QUARTO VUOTO

SimoneFerrari

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare “Quarto vuoto” personale di fotografia di Simone Ferrari.
In mostra saranno presentati dieci scatti che il fotografo ha realizzato durante un viaggio in Oman fra dicembre 2016 e gennaio 2017.

Il progetto di Simone Ferrari prende il nome dal Rub al-Khali, o “quarto vuoto”, il secondo deserto più vasto del mondo, chiamato così perché ricopre un quarto dell’intera penisola arabica ricompreso nel territorio omanita ed in quello saudita.
L’interesse di Ferrari si concentra principalmente sul colore e le divisioni tonali fra cielo e terra caratteristiche del deserto. L’elemento umano scompare dal campo di indagine per far parlare le suggestive architetture delle antiche fortezze tuttora presenti, in un percorso che si alterna fra le morbide e mutevoli linee del deserto e il rigore formale delle strutture murarie.