anarcoarabesque – performance di Elena Marini

anarcoarabesque

STUDIO 38 Contemporary Art Gallery è lieta di presentare “Anarcoarabesque”, performance di Elena Marini.
Ispirata a due delle infinite componenti presenti nella vita e nell’opera della scrittrice pistoiese Leda Rafanelli – l’attività politica nel movimento anarchico e la sua orgogliosa discendenza da sangue arabo – la performance di Elena Marini si svolge in un ambiente che è memoria della stanza della scrittrice e della quale richiama odori e colori.
Leda Rafanelli nasce a Pistoia il 4 luglio 1880 da una famiglia di origini livornesi e inizia a lavorare in giovanissima età in una tipografia. Si trasferisce per un periodo, insieme alla famiglia, ad Alessandria d’Egitto, dove entra in contatto con il gruppo anarchico della Baracca Rossa. Tuttavia con il tempo si distacca dalle idee interventiste degli anarco-individualisti, per scegliere la strada del socialismo libertario. Si sposa con con Ugo Polli con il quale a Firenze fonda la casa editrice Rafanelli-Polli. Il matrimonio sarà però di breve durata. Dopo la separazione dal marito la Rafanelli si lega a Carlo Carrà con cui avrà un rapporto breve ma intenso. Nel 1908 si trasferisce a Milano insieme al nuovo compagno Ettore Molinari per collaborare alla rivista “La Protesta Umana” che rifonda il movimento anarchico milanese annientato durante le repressioni di fine ‘800. In una scheda del 4 agosto 1908 la Pubblica Sicurezza scrive: «Leda Rafanelli riscuote in pubblico fama di persona piuttosto libera nella condotta morale, anche per i suoi principi di libero amore. Ha intelligenza molto svegliata e cultura superiore alla media acquistata con la lettura assidua e con l’assimilazione di libri, opuscoli, riviste sociologiche. Ha frequentato appena le scuole elementari».
Collabora attivamente alla Società Editrice Milanese, poi Sociale, fondata da Monanni, la più importante casa editrice anarchica italiana. Sono gli anni in cui Leda Rafanelli conosce e frequenta Mussolini all’epoca ancora socialista, con simpatie anarchiche, e direttore del L’Avanti!. I due si incontrano spesso nell’appartamento di Leda, in via Monza a Milano, arredato in stile orientale con divani bassi, un braciere con l’incenso, le iscrizioni coraniche alle pareti, i tappeti e le stuoie: “Anche in quella casa, – che sapevo essere provvisoria, – io mi ero creata il mio ambiente «illusorio», la mia stanza orientale, il mio luminoso harem, come il Destino mi ha concesso di fare in ogni mia abitazione, fino all’ultima casa felice (…). Forse, anzi, senza forse, ci fu in me l’ambizione di farmi vedere nel mio vero ambiente, nel mio vero costume musulmano, in mezzo alle cose mie, tra i cuscini ricamati in oro, alla luce della lampada araba, dal pavimento coperto di stuoie intrecciate e il mio braciere bruciante d’incenso e profumi orientali”.
La loro frequentazione si interrompe alla vigilia della Grande Guerra, quando Mussolini si schiera dalla parte degli interventisti, con conseguente espulsione dal partito socialista, e Leda, assieme a Nella Giacomelli, altra protagonista dell’anarchismo milanese, prosegue la sua battaglia contro ogni guerra, convinte entrambe che soltanto le donne possono fermarla. Le lettere fra Leda e Mussolini non furono mai trovate durante le numerose perquisizioni che la polizia fascista effettuò a casa di Leda e nei locali della casa editrice perché portate al sicuro in Romagna, conservate dal pittore Luigi Melandri. Finita la guerra, esse furono raccolte nel libro Una donna e Mussolini, pubblicato da Rizzoli alla cui poltrona di direttore editoriale era Giuseppe Monanni, dal quale la Rafanelli si era separata da tempo dopo la morte del figlio per malattia. L’attività della Società Editrice Sociale cessa con l’ascesa al potere del Fascismo, e Leda è costretta al silenzio politico.
A causa delle ristrettezze economiche in cui si ritrova, inizia il suo percorso da chiromante. «È un dono che sento di possedere fin da bambina, la mano è una pagina dove uno scrittore ignoto ha segnato le vicende segrete dell’individuo che porge il palmo, ma la chiromanzia non è una scienza e dubito assai di tutti i maestri delle scienze occulte», così scrive Leda, alla fine degli anni ’30, nel suo libro Memorie di una chiromante con lo pseudonimo di Djali. Muore a Genova il 13 settembre 1971, ricordata come esponente intellettuale dei futuristi di sinistra soprannominata la zingara anarchica.

Elena Marini, nata a Pistoia il 19 luglio 1975, è artista concettuale, collagista, body artist e performer. Ha lavorato con artisti di fama internazionale fra i quali: Eugenio Miccini, Aldo Rostagno, Sarenco, Mauro Dal Fior, Vanessa Beecroft, Tom Sachs e Luc Fierens. E’stata modella per le Accademie di Belle Arti di Firenze, Parigi, Versailles. Numerose sono le sue partecipazioni come artista e performer in manifestazioni collettive in Italia e Francia.

La performance si terrà sabato 6 febbraio, alle ore 18.00, presso STUDIO 38 Contemporary Art Gallery, in Corso G. Amendola 38E, Pistoia. Ingresso libero.

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